Trent’anni fa
la prima norma per la
sicurezza e la modernizzazione

Trent’anni fa la prima norma per la sicurezza e la modernizzazione

L’ascensore fu visto nel suo insieme, una macchina costituita da componenti
elettrici e meccanici

La sicurezza in ascensore è quanto di più importante possa esistere nell’ambito di una struttura che, giorno dopo giorno e più volte durante la stesssa giornata, si fa carico del trasporto delle persone. Che sia installato in un edificio privato o pubblico, di sicurezza non se ne parla mai abbastanza. La storia della sicurezza in ascensore è lunga e piena di ittorie, per gli operatori del settore e per tutti noi che ne facciamo uso anche per svolgere le attività più semplici che avvengono durante l’arco della giornata. Vediamo come si è evoluta la storia della sicurezza in ascensore con l’articolo pubblicato su Anacam Magazine ad opera di Roberto Corradini.

Sono passati ormai 30 anni da quando feci presente all’allora presidente della Commissione tecnica ascensori dell’UNI, l’ingegner Luciano Bressan, la necessità di approntare una norma tecnica che regolamentasse gli ascensori già in servizio, ma bisognosi di interventi di riparazione e/o modernizzazione. Era il gennaio 1992. La proposta piacque e sotto la guida dell’ingegner Luigi Sturchio, in qualità di coordinatore del gruppo di lavoro, una prima edizione fu pubblicata il 30 settembre 1994. Quel giorno segnò l’inizio di un nuovo cammino. In un contesto dove gli operatori del settore erano abituati a riparare le lamelle del contatto del catenaccio della serratura, a limare la pastiglia ricoperta d’argento ormai consumata della molletta del relè, a piegare la lamella del contatto dell’invertitore per migliorare la fermata del classico impianto elettrico a una velocità, la norma tendeva a far presente che l’ascensore deve essere visto nel suo insieme come una macchina costituita da componenti meccanici ed elettrici che, se efficienti, sono in grado di garantire sì un corretto ma soprattutto un sicuro funzionamento. La sicurezza è un aspetto fondamentale, trattandosi di una macchina a disposizione di tutti. Riparare ma anche sostituire i componenti usurati con altri più performanti che permettono di garantire maggior affidabilità e sicurezza. Lo sguardo del legislatore dapprima si è focalizzato sul particolare per poi abbracciare una visione d’insieme dell’ascensore. Il primo step è stato, quindi, quello di passare dalla riparazione del singolo componente alla sua sostituzione. Successivamente, per i componenti che svolgono lo stesso compito (per esempio i dispositivi di blocco delle porte di piano) è stata valutata l’opportunità di una loro sostituzione contemporanea. Infine, guardando la macchina nella sua globalità e considerando la possibilità di poter disporre di componentistica più evoluta, la norma dà indicazioni su come procedere nel caso di interventi più significativi quali la sostituzione dell’impianto elettrico, la sostituzione del gruppo di sollevamento (argano completo di nuovo supporto di sostegno e le relative funi di trazione), la sostituzione degli automatismi di piano, l’aumento di una fermata e così via. Nel frattempo, dopo il ‘99, le norme, non essendo più “cristallizzate” in una legge, hanno avuto un’evoluzione molto più rapida rispetto al periodo precedente, per stare al passo del notevole sviluppo tecnologico e della crescita del livello di sicurezza che oggi viene richiesto. Questo ha comportato un lavoro continuo di aggiornamento della norma stessa negli anni successivi, con l’obiettivo di dare istruzioni precise su come procedere alle riparazioni e/o modernizzazioni elevando per quanto possibile il livello di sicurezza allo standard attuale presente sugli impianti di nuova installazione. Oggi, grazie al supporto normativo e alla professionalità degli operatori del settore, possiamo affermare che l’ascensore continua a essere considerato, nel settore dei trasporti, la macchina più sicura a disposizione dell’utente.

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